La Basilicata e la statua perduta

È da un po’ di tempo che nell’organizzazione delle ferie lascio un po’ fare al destino. Cioè, anni fa pianificavo tutto, giorno per giorno. Adesso invece, individuato il posto che ci interessa visitare, chiudo gli occhi e vado a caso. Prima o poi prenderemo una cantonata mondiale, ma per ora il metodo ha funzionato piuttosto bene e credo che non ci saremmo mai imbattuti in certe cose se non ci fossimo affidati al fato

Irsina e un tesoro dimenticato

Due anni fa per esempio volevamo visitare Matera, e siamo approdati a Irsina. Mica perché avessi pianificato qualcosa: semplicemente, il posto era comodo e abbiamo trovato un alloggio conveniente. Il paese poi si è rivelato essere un borgo bellissimo, arroccato in cima a una collina, come spesso accade da queste parti. Ma Irsina custodisce un tesoro dimenticato e una storia che arriva da lontano, in tutti i sensi. Parla di una statua, di un prete emigrato al nord e di un’esperta d’arte che ha sfidato il mondo accademico.

Panoramica Irsina, Basilicata
Irsina

Storia di una statua e della ricercatrice testarda che l’ha riscoperta

Vi avverto, è lunghetta. Però vale la pena.

Si potrebbe iniziare a raccontarla dall’inizio, ma forse meglio partire da metà. Alla fine degli anni Ottanta il sacerdote della cattedrale di Irsina scova in fondo a un archivio un poemetto: l’autore è un certo don Pasquale Verrone, che nel 1592 mette in versi le vicende della patrona di Irsina, sant’Eufemia, e racconta di una donazione che un alto prelato, tale Roberto de Mabilia, ha fatto alla cattedrale nel 1454. Oh, mica robetta! Una fonte battesimale in marmo di Verona, un crocefisso smontabile (testa e braccia si muovevano, ci racconta il custode, e il Cristo che sanguinava salutava i fedeli da un apposito sportellino quando veniva portato in processione… una scena raccapricciante!), un quadro e una statua in pietra di sant’Eufemia.

Il quadro è del Mantegna, di questo si è certi: porta la firma e la data, non ci si può sbagliare. E infatti adesso è custodito nel museo di Capodimonte a Napoli. Ma il resto? Una funzionaria della Pinacoteca Provinciale di Bari, Clara Gelao, è incuriosita dalla statua. L’aveva già vista una prima volta negli anni Settanta, ma era collocata in alto, in una nicchia inaccessibile, coperta di ex voto e di polvere. Datazione impossibile. Ma adesso, con questo poemetto riemerso dagli archivi, decide che forse è il caso di approfondire la questione.

Le campagne di Matera, casolare abbandonato

Parte alla volta di Irsina, in canonica si fa prestare una scala e sale a liberare la santa. Quello che scopre la lascia senza parole. Un metro e settantadue per trecento chili di bellezza, e soprattutto la somiglianza con la santa del quadro firmato da Mantegna è impressionante. L’esperienza le dice che la statua è di provenienza padovana e si convince che anche questa sia opera del Mantegna. Massì, perché no? Le date coincidono, nel 1454 l’artista padovano era un ventenne con una carriera già avviata.

Statua di Sant'Eufemia a Irsina, Mantegna
Sant’Eufemia a Irsina, l’unica al mondo attribuita al Mantegna

Pubblica le sue teorie, che vengono accolte con ostilità. Un’opera del Mantegna, oltretutto l’unica statua al mondo a essere attribuita all’artista padovano, e per di più nel cuore della Lucania. Non scherziamo. Impossibile. Nessuno si prende nemmeno la briga di arrampicarsi fino a Irsina per andare a vedere la statua dal vero. Ma la Gelao non si arrende. Se servono prove, le troverà.

Una scoperta dagli archivi

E le prove arrivano dagli archivi, che a volte non pongono solo domande, ma conservano anche le risposte.

La risposta al quesito è Roberto de Mabilia, giovane di famiglia benestante che nel Quattrocento emigra a Padova per studiare legge. De Mabilia nella nostra città diventa rettore di una chiesa importante, ha contatti con la gente che conta e anche con la bottega dello Squarcione, dove appunto lavorava Mantegna.

Fatto sta che a metà del Quattrocento a Montepeloso, il vecchio nome di Irsina, si era deciso di ripristinare il vescovado. E il de Mabilia, che ha fatto carriera, vuole tornare a casa, diventare vescovo e anche dare lustro alla sua cittadina d’origine. Per questo pensa di proporre una nuova patrona, e forse si interessa a sant’Eufemia in uno dei suoi frequenti viaggi a Venezia.

Statua di Sant'Eufemia a Irsina, Mantegna
La strepitosa bellezza della statua di Sant’Eufemia a Irsina

La chiesa di sant’Eufemia, sull’isola della Giudecca, oggi è assediata da centri congressi e hotel di lusso, ma all’epoca deve essere stata una chiesetta isolata, persa nelle nebbie della laguna. Un po’ come la chiesa di Portomenai. Ok, ma questa è un’altra storia. Sta di fatto che il de Mabilia confeziona per il suo paese un regalo di tutto rispetto, commissionando delle opere a un giovane artista dal futuro promettente, e torna a casa via nave.

Roberto de Mabilia non diventerà mai vescovo, ma i regali che ha portato in Lucania dal Veneto sono ancora tutti custoditi nella cattedrale, e la statua di sant’Eufemia, oggi ufficialmente l’unica attribuita al Mantegna, scolpita in pietra di Nanto e di una bellezza abbacinante, è qui per stupire i padovan-veneziani (di terraferma) in vacanza.