Magie appenniniche

Non ti capita mica tutti i giorni di guidare per le strade deserte dell’Appennino e arrivare in un posto che compie mille anni. E anche quando ti capita, può succedere che non te ne rendi conto subito.

Tipo quella volta in Umbria, dopo aver preso una sberla di sole per le vie di Gubbio e aver guidato una buona mezz’ora su strade asfaltate negli anni Cinquanta, arriviamo in questo posto, che si chiama Abbazia di Sitria e non c’è anima viva. Solo vento e cicale e un caldo becco. Anzi no, c’è un personaggio strano seduto all’ombra della chiesa, che ha tutta l’aria di essere abbandonata, e ci guarda storto tra le frasche.

Abbazia di Sitria, Umbria
L’abbazia di Sitria

Boh, andiamo? Andiamo. Ha qualcosa, l’Appennino, che mi sfugge. Non so dire cosa sia, forse un’energia sottile? Qualcosa che più ci penso e più mi scivola tra le dita. Però credo che non sia un caso se da queste parti nel Medioevo fosse tutto un pullulare di personaggi di carattere. Per esempio, chissà com’era nel 1014 questa valle, scomoda ancora oggi che ci puoi arrivare in macchina, quando un tizio da Ravenna, tale Romualdo, decise di installarsi e fondare un monastero? Qui rimase segregato per sette anni, osservando il silenzio assoluto e infliggendosi penitenze oggi difficili da capire. Pare che il nome del posto, Sitria, piacesse molto per via di una assonanza con Nitria, un luogo in Egitto particolarmente caro agli eremiti.

Monte Catria, Umbria
La vista dall’abbazia di Sitria

Ma in realtà il nome è ancora più antico della chiesa, e pare derivare da un termine greco, lo stesso da cui deriva ‘cathedra’ e il nome della montagna sovrastante, Catria. Che infatti assomiglia a una sedia, se uno ci fa caso.

Da sub-edra, passando da Sutria, a Sitria è un attimo. L’ho letto sul foglio che ci ha consegnato all’ingresso il personaggio strano seduto all’ombra, che in realtà era il gentilissimo custode di questo luogo davvero mistico, che già nel 1860 non aveva più monaci a tenerlo vivo. Aveva l’aria stranita perché fino a quel momento non aveva parlato con nessuno per tutto il giorno. Gli unici visitatori oggi siamo stati noi, quasi in orario di chiusura. Un vero eroe.

Sarebbe piaciuto a San Romualdo, ne sono certa.